lunedì 22 maggio 2006

Bière trappiste et musique

Il weekend appena trascorso mi ha regalato un'esperienza nuova ed esaltante: il primo concerto all'estero.

Grazie ai mitici CAP, già compagni di un concerto tenutosi lo scorso febbraio, siamo stati invitati a suonare in Belgio, in occasione di un prog event che ha visto ospiti solo gruppi italiani.

La cosa merita un adeguato resoconto.

Partenza venerdì mattina presto, su comodo e spazioso Ducato 9 posti, noleggiato e caricato a dovere la sera prima. Membri della truppa noi cinque e due dolci metà al seguito, tra cui la mia.

Prima tappa alla dogana di Ponte Chiasso, dove ci incontriamo coi CAP, che sono veramente una reggimento: tredici persone, di cui otto suonanti, a bordo di un furgone e due station wagon.

Sbrigate alcune formalità (vignette per le autostrade svizzere e foglio doganale per la strumentazione) ripartiamo.

Il viaggio fila liscio fin oltre metà Svizzera, quando arriva una telefonata: pare che il concerto sia annullato causa revoca dell'autorizzazione da parte della polizia (!).
Attimi di sconforto/preoccupazione/incazzatura generale, scambio di telefonate con i CAP e conseguente appuntamento per discutere il da farsi in una stazione di servizio in prossimità di Basilea.

Dopo un po' di telefonate con gli organizzatori, riceviamo assicurazione del fatto che il concerto si farà lo stesso, anche se in altro luogo ancora da stabilire. Decidiamo di correre il rischio e ripartiamo.

Maciniamo le poche centinaia di kilometri rimaste, alternandoci in due alla guida e procedendo in carovana. Grazie ad una ricetrasmittente fornitaci dai CAP rimaniamo in contatto per tutto il tempo e la strada scorre più velocemente, accompagnata da goliardate varie e dall'ascolto dei Trans Europa Express del mitico Maurizio Pornoman De Paola.

Giungiamo alla nostra meta poco dopo le nove di sera, giusto in tempo per sistemarci in ostello, scaricare gli strumenti e mangiare un boccone.

L'accoglienza è molto cordiale e il posto è carino. Non ero mai stato in un ostello prima.
Le stanze sono da cinque letti ciascuna e non c'è il bagno in camera, cosa che favorisce parecchio il cameratismo.

Dopo cena, nonostante il cielo plumbeo e il vento freddo, usciamo per fare un giro della città. Dopo una breve passeggiata ci infiliamo in un locale per sorseggiare un po' della famosa birra belga. Chicco dei CAP chiede una birra rossa ed io lo seguo a ruota.

Arrivano le birre e le nostre hanno un aspetto molto invitante: un bel colore rosso ambrato e una corona di schiuma di tutto rispetto. Ma all'assaggio arriva la brutta sorpresa: è dolcissima e sa di amarena. Credo si chiamasse Kriek o qualcosa del genere (magari vuol dire "ciliegia" in fiammingo... chi sa). Da evitare.

C'è da dire che in Belgio la birra costa pochissimo, almeno rispetto a qui da noi, ed è difficile trovare un posto dove una media chiara costi molto più di un paio di euro. Sarà per questo che la sera in giro è pieno di gente sbronza.

Il mattino seguente ci alziamo relativamente di buon ora e veniamo a sapere che il luogo dove si terrà il concerto è stato nel frattempo individuato. Si tratta di un locale in una cittadina a venti chilometri di distanza, a quanto pare non particolarmente capiente.

Mentre gli altri fanno un giro in città, io e due dei CAP andiamo a fare un sopralluogo nel locale in questione, accompagnati da Nicolas, uno degli organizzatori, e dalla sua ragazza.

Dopo una breve sosta a casa di Nicolas, dove veniamo intrattenuti dalla madre e dalla simpatica e abbondante sorella, nonché rifocillati con birra tiepida e noccioline, arriviamo sul posto.

Il palazzo da fuori si presenta come un autosilo o un garage, totalmente costruito in cemento armato a vista e vetrocemento.

Entriamo dall'ingresso di servizio (quello principale non esiste) e ci troviamo in un piccolo disimpegno. Sulla sinistra si apre un corridoio, su cui si affacciano i locali di una radio alla quale collabora anche Nicolas, mentre a destra si accede ad un piccolo pub.

Si tratta di un lungo bancone a "L", costeggiato da una fila di tavoli, sul cui lato corto si apre una saletta che termina su un piccolo palco largo tre metri e profondo quattro, la cui visuale è parzialmente ostruita sul lato destro da una grossa colonna portante.

Da una porta ai lati del palco si accede ad un piccolo magazzino, che sarà adibito a camerino e backstage.

Il soffito è a travi di cemento armato, alte poco più di un paio di metri, e conferma l’effetto garage che si aveva dall'esterno, oltre a rendere sconsigliabile il mettersi a saltare in corrispondenza di una trave.

Superato lo shock iniziale, facciamo un piano che ci consenta di disporre adeguatamente la strumentazione di tutti i gruppi e, a patto di montare le numerose tastiere fuori dal palco (che fortunatamente è alto solo una decina di centimetri), troviamo una soluzione soddisfacente.

Rientriamo in ostello appena in tempo per il pranzo, a base di pasta al formaggio fuso, scotta e appiccicosa, ma fortunatamente accompagnata da una buona birra.

Informiamo tutti degli spazi angusti che ci attendono e delle soluzioni proposte e carichiamo gli strumenti sui furgoni. La partenza di tutta la truppa per il luogo del concerto è prevista per le due del pomeriggio, con una piccola tappa in stazione per recuperare un'amica, giunta dall'Italia apposta per assitere al concerto.

Un SMS mi avvisa che, a causa di un guasto al treno, l'amica non si sa quando arriverà, dunque niente tappa e dritti alla meta. Aiutati gli altri a superare l'impatto con la realtà, cominciamo a scaricare la strumentazione e a disporla sul palco secondo i piani.

Nel frattempo l'amica mi bombarda di SMS aggiornandomi sulle sue disavventure ferroviarie e chidendo lumi sul da farsi (lumi che faccio fatica a fornirle). Alla fine riesce ad arrivare davanti all'ostello e, assieme ad uno degli organizzatori che si sciroppa apposta i venti chilometri andata e ritorno, la vado a recuperare.

Al nostro ritorno raggiungiamo parte della banda che si sta rifocillando in un pub, dove mi sparo una Chimay tappo rosso, mezzo sandwitch (grande più di uno intero dei nostri) e un hot dog (anche questo double size).

Nel frattempo gli altri gruppi hanno quasi finito il loro sound check e noi, che suonando per primi lo facciamo per ultimi, cominciamo a prepararci per il nostro turno.

Il fonico, un simpatico pennellone biondo sui vent'anni, è molto in gamba e il sound check fila liscio in meno di mezz'ora e con ottimi risultati.

L'inizio del concerto è previsto per le 19:30, ma attendiamo una mezz'ora in più per permettere al maggior numero di persone possibile di raggiungere il locale, vista la nuova e imprevista ubicazione.

Gli ultimi minuti prima dell'inizio scorrono accompagnati dalla consueta lieve tensione. Andiamo a cambiarci e attendiamo che uno degli organizzatori inizi la presentazione. In mezzo a una serie di frasi in francese di cui afferro ben poco, sento il nostro nome. Usciamo. Si parte.

Attacchiamo il primo pezzo e subito sento qualche cosa che non va: il basso è fuori, sta sbagliando tutto. La cosa per fortuna dura poco e, ripensandoci, non era poi così macroscopica e il pubblico magari manco se n'è accorto.

È il primo ed ultimo incidente dell'esibizione. I pezzi scorrono uno dietro l'altro e, grazie al calore del pubblico, grinta e adrenalina crescono a dismisura. Diamo tutti un'ottima prova, a cominciare dal nostro frontman scatenato, a tratti quasi istrionico, che coinvolge i presenti con le sue acrobazie.

Non avevo mai suonato davanti ad un pubblico così e mai avrei pensato che la prima volta sarebbe stata all'estero. Ballano, saltano, cantano i pezzi, ti danno veramente tanto. In una parola: partecipano.
Niente a che vedere con l'abituale pubblico nostrano, solitamente annoiato e preoccupato solo della birra che ha davanti e dell'ultimo risultato della squadra dal cuore.

Dopo la nostra esibizione il concerto prosegue con le altre band in cartellone. Altre tre ore e più di musica, che gli amici belgi si gustano senza dare alcun segno di cedimento (forse perché sorretti da qualche ettolitro di birra).

Noi passiamo il tempo tra il palco e il banchetto all'ingresso, dove sono in vendita i nostri CD e i nostri gadgets. Ci vengono rivolti parecchi complimenti e ci capita anche di firmare qualche autografo.

Il frontman si riempie di birra e offre qualche estemporaneo spettacolino extra. Ma non è l'unico sbronzo. Un appassionato di prog che scrive anche su una nota fanzine locale si ferma a chiacchierare con me; mi dice che gli siamo piaciuti molto, che gli piacerebbe molto averci nuovamente ospiti delle loro iniziative, infine mi versa maldestramente una birra addosso e, dopo le scuse di rito, corre a prendersene un'altra.

Al termine della serata siamo tutti felici, soddisfatti e più o meno brilli. Facciamo le foto di rito e ci apprestiamo a smontare l'armamentario per caricarlo nuovamente sui furgoni.

Al nostro arrivo in ostello siamo tutti decisamente cotti. Fortunatamente possiamo evitare di scaricare nuovamente i furgoni, che verranno lasciati per la notte in un cortile chiuso a chiave, e filiamo nelle nostre stanze per il meritato riposo.

L'indomani mattina sveglia relativamente presto. Il tempo di una rapida colazione e di fare gli zaini e ci apprestiamo a partire.

Il viaggio di ritorno è molto più tranquillo di quello d'andata e trascorre all'insegna di un torpore che è un misto di stanchezza e soddisfazione, nella consapevolezza che quanto ci stiamo lasciando alle spalle è una delle più belle tappe di un ben più grande viaggio in musica.

Grazie amici belgi.

1 commento:

Amhran ha detto...

Porca pupazza. Adesso mi hai fatto venire ancora più voglia di riuscire a sentirvi suonare, una buona volta! Ma non potete esibirvi a ore decenti in posti comodamente raggiungibili?! :P
Ah, mi è piaciuta molto la parte sulla birra... penso che andrò a fare un giro in Belgio, prima o poi! ^_-