mercoledì 11 gennaio 2006

Il vano riscatto della morte

La messa in onda del filmato dell'assassinio di Filippo Quattrocchi ha suscitato parecchie reazioni.

Prendo spunto da quanto scrive Vanamonde sull'argomento per fare anche io qualche piccola riflessione.

Non nascondo che la visione di quelle drammatiche sequenze (ancora una volta grazie a Blob, visto il mio assai sporadico rapporto con la televisione) mi ha turbato non poco.

Ci vuole un grande coraggio per andare incontro alla morte a testa alta, per volerla guardare negli occhi, senze un gemito, un pianto, una supplica. Sono certo che io quel coraggio non l'avrei avuto.

In questo è stata certamente una morte eroica, non certo nel sacrificio per un ideale.
Quattrocchi è morto da uomo, da valoroso, da italiano, come ha avuto la fermezza di dichiarare al suo assassino. Non è morto per l'Italia.

Non c'è nulla di patriottico nella sua fine. Non cambiano i motivi che l'hanno portato in Iraq, dove ha trovato i suoi carnefici.
Quanto abbiamo visto è solo la triste conferma di quanto già era stato riferito.

Totalmente prive di fondamento sono dunque le arringhe di chi, come Magdi Allam (che ben ha meritato l'Ambrogino D'Oro), grida alla menzogna e all'ipocrisia e pretende il pentimento, riaffermando presunte verità mai negate.

Non c'è nessun riscatto in quelle immagini. Solo profondo rispetto per chi ha saputo morire da valoroso, anche se non per una nobile causa.

3 commenti:

Haymar ha detto...

mmmh, non so, ho sempre trovato il "come si muore" una cosa troppo personale, legata a come si sente chi in che momento. Fermo restando che trovo orrenda e spaventosamente inutile la morte di chiunqu, non riesco a fare a meno di pensare che anche i pazzi , gli assassini ed i fanatici muoiono bene, e raramente e' una questione di coraggio

Soloist ha detto...

Non hai tutti i torti, ma non mi sembra questo il caso.

Vanamonde ha detto...

Posso pienamente sottoscrivere quanto hai detto.
In realtà l'idea iniziale che avevo del mio post era sulle linee del tuo. Poi invece mi è uscito diversamente.
Confermo comunque che nulla di quanto ho scritto voleva essere contro Quattrocchi, che sicuramente si è dimostrato coraggioso in una situazione in cui quasi chiunque avrebbe ceduto al terrore. Ovviamente però la spavalderia di fronte al pericolo non è sufficiente a fare un eroe, altrimenti Renato Vallanzasca ed Evel Knievel sarebbero due dei più grandi eroi del nostro tempo. :) Chi gli voleva fare i funerali di Stato, e ancora recrimina su questo, voleva compiere una forzatura al solo scopo di puntellare una guerra sgradita alla maggioranza degli italiani.
Quanto alla questione del "mercenario" la trovo di una totale assurdità. Negare che i quattro italiani rapiti fossero dei mercenari, e offendersi per la parola, è un'assurdità linguistica, che rivela l'ipocrisia di chi vorrebbe al tempo stesso esaltare la guerra ma negare che sia tale. Tanto è vero che, non volendoli chiamare "mercenari", non sono riusciti a trovare una parola italiana che li definisse. Alla fine hanno scelto "contractor", che è un termine estremamente vago, si può applicare a chiunque, ma alla fine significa "persona che presta servizi a pagamento", quindi "mercenario", però in inglese suona meglio...
Saluti, e grazie per avere iniziato il mio primo scambio interblogghistico.