Mastella: "Mi dimetto!"
See... e chi ci crede più? Magari!
Il blog di Soloist (e dei di lui amici).
Tralasciando intenzionalmente tutte le strumentalizzazioni che se ne stanno facendo da destra e tutti i vomitevoli servilismi provenienti da sinistra (passando per il consueto baciapilaggio di centro), ho solo una considerazione da fare riguardo tutta questa storia della mancata visita del Papa all'Università "La Sapienza" di Roma.
Invece di fare tutto questo clamore, in seguito al quale il Papa ha cancellato la visita, riportando di fatto una vittoria morale schiacciante, sarebbe forse stato meglio lasciare che venisse e contestarlo, magari aspramente, ma civilmente e soprattutto de visu. Le polemiche a distanza diventano spesso dei facili boomerang.
Quei docenti che giudicavano inopportuno l'invito fatto dal Rettore, invece di fare tutto questo chiasso, avrebbero forse fatto meglio a disertare l'evento, magari spiegando le proprie motivazioni con un comunicato ufficiale. Come forma di protesta sarebbe stata certamente più forte e più efficace, se adeguatamente amplificata.
Oggi dicono di essere stati fraintesi e strumentalizzati. Forse. Di certo sono stati quantomeno ingenui. Alla fine l'unico ad uscire a testa alta da tutta questa polemica è stato proprio colui che si voleva contestare, che oggi incassa solidarietà e scuse da destra e da manca.
Un tipico esempio di pessima strategia laica e di grande astuzia clericale.
Chi tra voi non ha mai usato Google per cercare notizie di qualcuno, di cui magari non aveva notizie da un po', usando come chiave il suo nome e cognome? Pochi credo.
Ieri l'ho fatto con alcuni miei compagni di classe delle medie (non chiedetemi perché, non lo so), che nel migliore dei casi non vedo da quindici anni, e in particolare con uno dei miei migliori amici dell'epoca.
Con mia somma sorpresa ho scoperto che ha un bel sito web personale e che, durante questi vent'anni in cui ci siamo persi di vista, si è occupato prevalentemente di musica. Ha studiato negli Stati Uniti ed è diventato un musicista professionista.
Gli ho subito mandato un'email e la risposta non ha tardato ad arrivare. Ho così scoperto che ha recentemente rivisto altri di noi, coi quali eravamo molto legati, e mi ha passato i loro indirizzi email. Ne è nata una piccola rimpatriata, per ora solo virtuale (è qualche giorno che ci scriviamo con una certa assiduità) e che presto dovrebbe concretizzarsi in un incontro.
Sono proprio curioso di rivederli, abbiamo quasi vent'anni di esperienze da raccontarci...
Chi sa che non sia un preludio al rifiorire di una bella e antica amicizia.
Ieri mi è successa una cosa incredibile e meravigliosa. Una cosa che mai credevo mi sarebbe potuta capitare.
In tanti hanno cercato di averla, con ogni mezzo, l'hanno desiderata con forza, bramata, chiedendola a gran voce, a volte addirittura urlando, nella ferma ma illusoria convinzione di averne diritto. Invano.
Ed io, proprio io, piccolo italiano, uno come tanti, armato solo di un po' di perseveranza e, forse, sì, di un po' di caparbietà, ieri sono stato scelto.
Io, l'eletto.
Sono tornato a casa e lei era lì che mi aspettava, splendida ricompensa dopo mesi di trepidante attesa, che aspettava solo di schiudersi tra le mie mani, rivelando le sue inattese meraviglie.
Si è manifestata nella forma di una piccola busta, quasi anonima, nella mia cassetta delle lettere, come a voler celare, con pudico candore, la natura fantastica e ultraterrena del suo contenuto.
Ieri mi è successa una cosa incredibile e meravigliosa. Una cosa che mai credevo mi sarebbe potuta capitare. Ieri ho ricevuto un assegno di indennizzo dalla Telecom.
Di questo passo nevicherà. Anzi, no, già nevica.
Spero abbiate passato un buon Natale. Il mio è trascorso ottimamente, in compagnia delle persone che più mi sono care.
Anch'io, come la maggior parte dei miei amici bloggers, ho trascurato un po' il blog e i post sono andati rarefacendosi negli ultimi mesi.
Un fioretto per l'anno nuovo? Suonare di più e passare di qui un po' più spesso.
Di nuovo Auguri!
Il concerto che maggiormente attendevo questa stagione era quello dei Porcupine Tree, attualmente in tour con il loro nuovo album Fear Of A Blank Planet.
Il giorno fatidico era ieri e il luogo l'Alcatraz di Milano.
Arriviamo sul posto attorno alle 20:15 e il gruppo di supporto sta già suonando. Si tratta degli Anathema, gruppo inglese che già in passato aveva aperto per i Porcupine Tree e che, a giudicare da quanto è già pieno il locale, gode di un proprio seguito più che considerevole.
La loro musica non mi dispiace affatto, bella voce, bei suoni e arrangiamenti molto curati. Tuttavia la struttura dei brani piuttosto semplice, fatta di uno o due elementi di base ripetuti per tutta la durata del pezzo, difficilmente me li farebbe apprezzare in ugual misura in un contesto più casalingo.
Durante la loro esibizione gli Anathema annunciano l'imminente uscita di un nuovo album, prodotto da, guarda un po', Steven Wilson, il leader dei Porcupine Tree. Questi è infatti un validissimo produttore, oltre che un ottimo musicista e compositore, cosa che fa di lui un talento musicale veramente notevole.
Usciti di scena gli Anathema, il tempo di preparare il palco e, poco dopo le 21, escono i Porcupine Tree, accolti da un'ovazione del pubblico, che ormai riempie abbondantemente l'Alcatraz (o almeno la parte del locale dedicata al concerto, visto che non è stato utilizzato per intero).
La formazione è la stessa da cinque anni a questa parte: Steven Wilson a voce, chitarra e (occasionalmente) tastiere, Colin Edwin al basso, Gavin Harrison (che dal 2002 ha sostituito Chris Maitland) alla batteria, Richard Barbieri alle tastiere e John Wesley alla chitarra e ai cori (quest'ultimo "membro esterno", presente unicamente dal vivo).
Attaccano con la title track del nuovo album, che verrà eseguito per intero, e continuano senza sosta, fatta salva la breve pausa prima degli irrinunciabili bis, per più di due ore.
Che dire, probabilmente il miglior concerto dei Porcupine Tree al quale abbia assistito finora. I brani proposti spaziano lungo la loro produzione dell'ultimo decennio, partendo dallo splendido Signify del 1996, dal quale sono state proposte Waiting e Dark Matter, per arrivare al recentissimo EP Nil Recurring, contenente i brani esclusi dall'ultimo album e che è possibile acquistare unicamente in occasione dei loro concerti (cosa che ho prontamente fatto).
Il suono, come sempre, è curato nei minimi particolari. La chitarra di Wilson ha qualcosa di magico e quella di Wesley le fa da perfetto complemento nella parti non eseguibili da sole dieci dita, mentre le linee di basso di Edwin sono sempre impeccabili, con quel groove che è parte integrante delle sonorità dei Porcupine Tree.
Il drumming di Harrison è molto energico e, anche se continuo a preferire le finezze di Maitland, si rivela particolarmente adatto alla svolta dura, a tratti decisamente metal, presa dalla band con gli ultimi tre album (peraltro proprio dal suo arrivo, cosa forse non del tutto casuale).
Le tastiere di Barbieri risultano essere il vero tessuto connettivo della band: sono loro a dare quella sensazione di spazialità ai brani, grazie anche all'uso sapiente di sequencing e filtri manipolati in tempo reale, e più di un brano si regge quasi interamente su di esse. Parliamo di un musicista di grande esperienza. Si vede, e si sente.
Da ultimo devo osservare quanto Wilson fosse in serata anche per quel che riguarda la voce. Dopo un inizio forse un po' roco, una volta scaldatosi, ha dato il meglio di sé per tutto il resto del concerto, interpretando i brani in maniera molto espressiva e coinvolgente. La prova vivente che la capacità di interpretazione viene prima della tecnica vocale.
Chi si fosse perso questo splendido concerto non potrà certo mancare la prossima occasione di vedere una band di tale valore.
Specie ora che è stato avvisato.
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Soloist
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Mercoledì scorso mi trovavo a Monaco per lavoro e, dovendomi trattenere fino al giorno successivo, ho chiesto ad un collega del posto se vi fosse qualche locale con musica dal vivo in cui valesse la pena trascorrere la serata.
Mi è stato consigliato l'Unterfahrt, jazz club il cui programma prevedeva per la serata un concerto molto interessante: "André Nendza Quartet feat. Paolo Fresu".
Sì, proprio il nostro Paolo Fresu, di cui tanto avevo sentito parlare, ma che ancora non avevo avuto occasione di vedere dal vivo.
Nonostante non fosse più possibile prenotare, con l'incertezza di trovare un tavolo, io e la collega italiana che mi accompagnava abbiamo deciso di fare comunque un tentativo, salvo poi ripiegare su qualche altro locale in zona.
Sarà che siamo arrivati sul posto poco dopo l'apertura, attorno alle otto, sarà che la fortuna aiuta gli audaci, fatto sta che un tavolo c'era.
All'Unterfahrt, volendo, è anche possibile cenare, così abbiamo approfittato dell'anticipo per mettere qualcosa sotto i denti (una zuppa e un'insalata, entrambe molto buone) e ordinare la prima weißbier.
Il concerto inizia poco dopo le nove, dove una breve introduzione di André Nendza, della quale posso riferire poco, visto che con le lezioni di tedesco sono appena agli inizi.
La formazione è la seguente:
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Non che nutra particolare simpatia per Barbareschi, ma questa volta lo quoto in pieno.
O quest'uomo è un genio del marketing oppure è un esempio da imitare.
Per una volta voglio essere ottimista e propenderò per la seconda ipotesi.
Questa settimana sto avendo parecchi problemi con le tubature.
Prima con le tubature del gas, a causa di un lavoro malfatto dall'idraulico, a seguito del quale ce l'hanno chiuso, il gas, e dobbiamo farle rifare, le tubature.
Poi con le mie tubature, quelle di scarico, messe fuori uso da un virus bastardissimo, che da sabato mi obbliga a vivere in simbiosi con il water e a nutrirmi di analgesici.
Ci risentiamo quando finisco la scatola di antibiotici.
Non ci credo, è successo di nuovo.
E dire che si dovrebbe imparare dagli errori passati, specie quando sono così eclatanti.
Ma quando impareranno?
A proposito delle recenti contestazioni, prontamente etichettate da stampa e politici, con intento più esorcistico che descrittivo, come "antipolitica", quel concentrato di verve del nostro Presidente del Consiglio dei (molti) Ministri ha dichiarato che la società italiana non è meglio della sua classe politica.
In sintesi: non vi lamentate, avete quello che vi meritate.
Ora, a prescindere dalla veridicità dell'affermazione (a mio avviso incontestabile, come dimostra, esempio a caso, l'allucinate diffusione dell'evasione fiscale), un'esponente della classe (o "casta", come viene più propriamente chiamata ultimamente) politica non può e non deve permettersi di proferirla.
Non sono lì solo per rappresentare, per governare, ma dovrebbero anche e soprattutto dare il buon esempio. (Ok, potete smettere di ridere. Per quanto d'obbligo, ho pur sempre usato il condizionale.)
Fare apertamente un'ammissione di questo tipo, da parte di una figura istituzionale così importante, non significa semplicemente aver preso atto del problema, bensì aver implicitamente rinunciato, non dico alla sua soluzione, quanto ad un pur minimo tentativo di cambiamento in positivo.
E questo è un cattivo esempio, se non il peggiore.
Da un mesetto a questa parte, poco prima di partire per le ferie, sono riuscito a riprendere un attività che amo particolarmente e che, ultimamente, avevo ingiustamente trascurato, preso com'ero da beghe di ogni genere: leggere.
Il tomo che ha avuto il merito della rottura del ghiaccio non poteva che essere l'ultimo lavoro dello scrittore del quale, tra le mura domestiche, non sono né l'unico né il maggiore estimatore: Gianni Biondillo.
"Il giovane sbirro" è un insieme di racconti aventi nuovamente come protagonista Michele Ferraro e, come si può desumere dal titolo, ne narra i primi anni in polizia, dall'apprendistato alla prima indagine a fianco dell'ispettore Lanza, dalla nascita della propria famiglia alla sua, inevitabile, distruzione.
Essendo un lettore intermittente (o "da comodino", come ho scritto nel mio profilo su Anobii), la formula del racconto mi è sempre stata particolarmente congeniale: mi consente di aprire e chiudere il libro di frequente, senza dover necessariamente lasciare qualcosa in sospeso.
Pur avendo preferito i romanzi precedenti, ho trovato questi racconti estremamente piacevoli e avvincenti e in questi giorni di vacanza raramente me ne sono separato. Certo, come mi aveva fatto notare il buon Vanamonde, in alcuni casi le idee sono sviluppate in modo forse un po' frettoloso, concludendo rapidamente trame che avrebbero meritato uno sviluppo un po' più approfondito. Ma si tratta di un peccato veniale.
Credo che la formula del romanzo sia semplicemente più congeniale all'autore, oltre che più adatta al suo stile, ma quest'ultimo appare evidente in tutta la sua freschezza e godibilità anche in questa forma narrativa più breve, ottenendo comunque l'effetto di tenere il lettore incollato alle pagine.
Il racconto che ho preferito è il più lungo, inframmezzato agli altri come un collante. In assoluto quello che più mi ha fatto stringere i pugni e scalpitare per la rabbia. Leggetelo e capirete perché.
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Soloist
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"La Chiesa anglicana lancia un libro «Preghiere sul lavoro» che prevede invocazioni specifiche per ogni tipo di attività."
"Nel testo spicca la preghiera del pendolare, per trovare la calma sul treno."Una delle più incisive ha il titolo onomatopeico «Brrring, brrring» (due squilli del telefono): «Padre, mentre parlo con questa persona, concedimi un’orecchio gentile e una lingua garbata». La preghiera è corta perché andrebbe recitata prima di alzare la cornetta."
"E per chi fosse confuso c’è anche una sezione in cui viene insegnato come si prega in modo corretto (dalla posizione delle mani in poi)."
Ormai sono rientrato da quasi una settimana e mi sono, purtroppo, già riabituato ai soliti ritmi cittadini.
A letto tardi, sveglia presto, in piedi mezz'ora dopo, in ufficio in ritardo, la pausa pranzo, l'abbiocco, un po' di recupero per salvare la faccia, a casa un po' prima di cena, un po' di musica, un po' di chitarra, la cena, un po' di musica, un po' di chitarra, il piccì, a letto tardi, sveglia presto, ...
Fortuna che tra poco più di una settimana parto di nuovo.
Il nostro soggiorno a Taormina (a Sant'Alessio Siculo, per la precisione) sta per volgere al termine.
L'albergo è splendido e sicuramente, domani, un po' ci dispiacerà lasciarlo.
Ci mancherà la splendida vista, le super-piscine, la mega-colazione, la stanza accogliente, la tavolata sul mare (con accesso diretto, scavato nella roccia e con tanto di ascensore, degno di un film di James Bond) e le spiagge dei dintorni.
Presto, al nostro ritorno, qui in basso a destra compariranno un po' di foto.
I nostri compagni di relax hanno contribuito a rendere questa settimana veramente speciale.
Ma non è ancora finita. Domani Siracusa.
Finalmente vacanze.
Partiti stamattina in aereo alla volta di Catania, dove siamo arrivati
a metà mattinata.
Il tempo di aspettare un'ora il pullman che passa ogni venti minuti e
siamo arrivati al nostro albergo, in buona posizione centrale.
Il tempo di ricondizionarsi un po' e via per un giretto in città.
Per il pranzo ci siamo fermati in un bar tavola calda all'inizio di
via Etnea, dove abbiamo mangiato arancini, pesce spada, polpo ed altre
squisitezze (debitamente annaffiate da birra fresca), fino a riempirci
la panza.
Ora, dopo un adeguato riposino, usciamo a farci un altro bel giretto.
Domani Taormina.
(Post scritto grazie alla connessione wireless dell'albergo e al mio
splendido palmare)