lunedì 19 febbraio 2007

Il dado è tratto /3

Dopo una settimana di lavoro non particolarmente intensa, che ha anche riservato un'inaspettata trasferta di un giorno a Vienna (città che non avevo mai visto e che, dopo esserci stato per lavoro, posso ancora dire di non aver mai visto), è finalmente arrivato un altro week end di lavori forzati.

Il bilancio di sabato è stato la totale e definitiva sconfitta degli attrezzi. Il nemico è stato completamente sgominato e relegato all'interno della sua roccaforte metallica.

In serata, dopo un rapido sopralluogo al negozio di elettrodomestici (abbiamo deciso di mettere anche lo scaldabagno a gas), ci siamo premiati con un cenetta al ristorantino di fiducia vicino casa: svizzera di chianina con patate al forno, birretta e frutta cotta.

Il programma di domenica prevedeva la deportazione in soffitta di alcuni prigionieri di guerra (scatole di cavi selezionati e un accessorio per trapano), oltre ad una visita all'amata ricicleria per smaltire ciarpame vario.

È finita che ci siamo fatti prendere la mano sul fronte soffitta e ne abbiamo cominciato lo sgombero. Risultato: due ore di dust diving con conseguente accumulo di un paio di metri cubi di paccottiglia varia, prontamente caricata in macchina e stoccata in ricicleria durante l'ora successiva.

Dopo la nostra audace incursione, la soffitta non solo risulta accessibile, ma offre addirittura un abbondante metro quadro di superficie calpestabile. Cose mai viste.

Un rapido pasto semipomeridiano con conseguente pisolino ristoratore ha fatto da preludio ad un ulteriore assalto alle mensole in sala. Un altro ripiano ha capitolato ed è stato ripulito dalla feccia informatica.

Certi della vittoria finale, ci apprestiamo ad affrontare un'altra settimana di tranquillo riposo lavorativo in attesa della prossima battaglia.

lunedì 12 febbraio 2007

Il dado è tratto /2

Il secondo week end di preparazione ai lavori è trascorso in maniera tutto sommato indolore.

Forse perché questa volta non è stato un impegno a tempo pieno, forse perché temprati dall'esperienza del week end precedente, stavolta ci è pesato un po' meno.

La sistemazione degli attrezzi è ben oltre i due terzi (quasi del tutto neutralizzati, dunque) e anche le mensole in sala hanno subito perdite notevoli.

Il contenuto dell'ultimo ripiano è stato praticamente sgominato, con sei faldoni su otto finiti direttamente nel riciclaggio carta.

Unico neo: i faldoni erano così impolverati che, a selezione ultimata, la Moratti ha imposto il blocco del traffico in salotto.

Le ultime roccaforti della fuffa rimangono i cassetti e l'armadietto di metallo, già parzialmente sgominato.

Nei prossimi due week end contiamo di portare l'assalto decisivo che ci darà la vittoria.

venerdì 9 febbraio 2007

Un'idea interessante

Due attori vogliono diventare autori e realizzare un film, ma è difficile reperire i fondi al di fuori dei circuiti tradizionali. Così provano a realizzare il loro progetto tramite Internet, facendolo finanziare dai suoi potenziali fruitori e offrendo loro la possibilità di partecipare attivamente ai lavori.

La cosa non è tanto interessante per il soggetto, che non sembra particolarmente originale, quanto per l'insolita modalità di produzione.

Magari l'iniziativa è destinata a naufragare, ma per gli amanti del cinema potrebbe essere un esperimento interessante.

Da tenere d'occhio.

lunedì 5 febbraio 2007

Il dado è tratto

Alla fine abbiamo deciso. Facciamo i lavori in casa.

Niente di drammatico, per carità, ma ci sarà comunque un bel da fare per un paio di mesi.

La tabella di marcia prevede:

  1. Sistemazione preparatoria

  2. Rifacimento impianto elettrico

  3. Imbiancatura

  4. Verniciatura infissi e balcone

  5. Cambio sanitari

  6. Qualche altro lavoretto

Il primo round si è consumato questo week end. Concordati date e costi con l'imbianchino (anche se chiamarlo così è riduttivo, visto che è un vero e proprio "tuttofare"), acquistati sanitari nuovi e sistemata buona parte della fuffa in salotto.

Inutile dire che siamo arrivati alla sera di domenica in condizioni a dir poco pietose.

Altri quattro week end così e saremo pronti per la fase due.

Sempre se sopravviviamo.

lunedì 29 gennaio 2007

Pandora reprise

Poco dopo il mio post su Pandora, è uscito questo articolo su La Repubblica. Simpatica coincidenza (dubito qualcuno della redazione legga questa blog).

Ora, vi prego, ditemi solo una cosa: come si fa ad essere assunti come sommelier per Pandora?

Diavolo, è il più bel lavoro del mondo!

giovedì 18 gennaio 2007

Il vaso di Pandora

Se non lo conoscete già, provatelo. Non dico altro.

Mi ringrazierete.

martedì 16 gennaio 2007

Soluzioni complicate per problemi semplici

Fortunatamente guardo poco la televisione, ma quando lo faccio c'è una cosa in particolare che mi infastidisce (a parte naturalmente l'idiozia di certi programmi): i notevoli sbalzi di volume, specie durante gli odiati spot pubblicitari.

Mai farsi cogliere impreparati dalla pubblicità.

Stai farcendo il tacchino ed hai le mani unte? Zac! Ecco lo spot a volume lancinante e nessuna possibilità di mettere mano al telecomando. Stai lavando i piatti ed hai le mani infilate nei guanti di gomma? Ecco che la gnocca di turno ti urla quanto sia intelligente ipotecare le chiappe per ottenere un prestito da una finanziaria e poter finalmente comprare una macchina che faccia verde di invidia il vicino.

[volume maggiorato on]
Bene, a quanto pare i tuoi problemi stanno per finire. Grazie a questa tecnologia!
[volume maggiorato off]

Non che ci sia niente di particolarmente nuovo, in verità. Sistemi che mantengano il volume di ascolto costante sono stati già da tempo implementati, internamente o come plug-in, in numerosi player software e certamente non sarebbe né difficile né particolarmente costoso dotare della medesima tecnologia, in hardware, i moderni televisori.

Tuttavia il problema è un altro. Perché diavolo le emittenti televisive si ostinano a utilizzare il bieco stratagemma di alzare il volume durante gli spot pubblicitari?
Sì, è vero, richiama l'attenzione, ma lo fa in modo a dir poco irritante e, almeno nel mio caso, costituisce un vero e proprio deterrente all'acquisto del prodotto di turno. Mi rompono l'anima? Io non lo compro (o smetto di comprarlo) per ritorsione. Occhio per occhio, dente per dente, pan per focaccia (del Mulino Bianco, mi raccomando).

L'estate scorsa il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, aveva sollevato il problema, presentando dati pesanti, che accusavano le emittenti pubbliche al pari di quelle private, ed esortando l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a prendere provvedimenti, stabilendo sanzioni "adeguate" per questo tipo di violazioni, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro lo scorso settembre.

Non so se ciò sia avvenuto o meno, ma a giudicare dai risultati (nulli) si direbbe che la cosa abbia fatto la fine che spesso tocca ai buoni propositi: caduta nel dimenticatoio.

Eppure basterebbe un po' di fermezza, a cominciare dall'adeguatezza delle sanzioni. Multe salatissime (e non le solite ammendine da poche migliaia di euro, fastidiose per il bilancio delle grandi aziende quanto la puntura di una zanzara per un elefante) alle emittenti, e magari anche alle aziende produttrici, costituirebbero certamente un ottimo deterrente.

Nel frattempo, almeno fin quando non si farà qualcosa di serio per agire sulla causa, al povero consumatore non rimane che adottare meccanismi di difesa passiva.

Oltre naturalmente a tenere il telecomando sempre nella fondina.

Zap!

mercoledì 10 gennaio 2007

Si ricomincia

Questa sera, dopo quasi due mesi di totale inattività, finalmente proviamo. Spero di non essere troppo arrugginito.

In questi giorni ho operato dei tagli sostanziali alla strumentazione, vendendo un po' di tutto: una chitarra, una cassa artigianale, un preamplificatore, un finale, un multieffetto con relativa pedaliera, un emulatore e un pedale wah-wah.

Si tratta quasi esclusivamente di attrezzature che, per quanto di buona qualità, giacevano inutilizzate da troppo tempo e non facevano parte del mio setup abituale, ad eccezione del wah-wah, venduto in quanto sostituito con un modello superiore, e del multieffetto.

Quest'ultimo era il famoso Lexicon MPX-G2, che tanto avevo decantato proprio su queste pagine, ma che alla fine ho deciso di abbandonare tornando alla semplicità del fido Rocktron Intellifex, che uso da sempre.

In questo caso non si è trattato di una vendita, ma di uno scambio, grazie al quale ho anche conosciuto un simpatico ragazzo svizzero, figlio di immigrati italiani, che è venuto apposta dal cantone francese per fare l'affare.

Quel che mi ha portato è uno splendido preamplificatore Mesa Boogie Triaxis, prima serie, aggiornato all'ultima versione del firmware (la 2.0). Un vero gioiellino. Per quel poco che l'ho provato in casa, direi che è favoloso: praticamente racchiude in un'unità rack tutta la tavolozza dei suoni Mesa, di ieri e di oggi.

Quasi quasi, se riesco a preparare al volo qualche preset utilizzabile, stasera lo porto alle prove.

giovedì 4 gennaio 2007

Aria di montagna

Oggi, uscito dall'ufficio, ho annusato l'aria. E pareva proprio di essere in montagna.

Profumo d'erba bagnata dalla rugiada del mattino? No.

Odore di fiori di campo? No

Puzza di letame. E pure forte.

Bah, sarà passata una mandria di mucche, ho pensato.

Prendo il tram, arrivo alla fermata di casa, scendo. Stessa puzza di letame.

E il bello è che la dolce metà mi ha riferito di aver notato lo stesso simpatico olezzo anche a San Donato.

Non staremo mica per essere invasi da stormi di mucche aliene volanti?


Ah, dimenticavo.... Buon Anno!

domenica 24 dicembre 2006

Una poltrona per due

Uno dei molti film che spesso vengono replicati in periodo natalizio, nonché uno dei pochi che non mi dispiace mai rivedere, è Una Poltrona per Due.

Oggi me lo sono gustato a cena, in compagnia di mamma e nonna, ed ho avuto modo di apprezzarlo nuovamente.

Sono tante le cose che mi piacciono di questo film, ma ce n'é una in particolare che ogni volta non manca di cattuare la mia attenzione.

Ma quant'è gnocca Jamie Lee Curtis?

lunedì 4 dicembre 2006

Milano, 3 dicembre 2006: Iron Maiden

Grazie all'amico Michele, che aveva un biglietto in più a causa del paccaro di turno, ieri sera ho potuto assistere alla seconda delle due date milanesi dell'attuale tour degli Iron Maiden, da tempo sold out.

Partiamo per il Forum di Assago verso le 19:15. Il tempo di fare la gincana necessaria a raggiungere il parcheggio oltre il ponte sulla tangenziale e di tornare a piedi verso il Forum e siamo dentro.

Sono le 20:00 ed il gruppo di supporto sta già suonando. Sono i Trivium (mai sentiti prima). Pestoni, ma molto molto tecnici. Non male.

I nostri attaccano poco prima delle 21:30 e propongono tutti (!) i brani del loro ultimo album, A Matter of Life and Death, nel medesimo ordine del disco (!!), come ho saputo in seguito.

Non conoscendo l'album in questione, i pezzi sono per me una completa novità. Nel complesso gradevoli, ma nulla che lasci il segno, che ti si stampi in mente al primo ascolto. In ogni caso mi son fatto prestare l'album da Michele, onde poter valutare meglio.

Il concerto sarà poi chiuso da Fear of the Dark, Iron Maiden e, come bis, Two Minutes to Midnight, The Evil That Men Do e Hallowed Be Thy Name, decisamente a me più familiari.

Dalla posizione in cui siamo, in piedi a metà delle gradinate a sinistra del palco, si vede e si sente molto bene. Il Forum è strapieno e Bruce, durante i pezzi, spesso usa dei riflettori posti ai lati del palco per illuminare il pubblico. L'effetto è notevole.

Davanti al palco il pogo infuria e, a intervalli regolari, i responsabili della sicurezza sollevano dalle transenne qualcuno o raccolgono dall'alto qualcun'altro, trasportato dalla folla.

Nella foga, qualcuno dalle prime file tira dell'acqua (o della birra?) addosso a Bruce, proprio mentre sta cantando, infradiciandolo un po', facendolo incazzare parecchio e mettendogli fuori uso il microfono, costringendolo a farselo sostituire dai roadie, non senza perdere qualche strofa della brano in corso.

L'acustica non è affatto malvagia, anche se le tre chitarre appaiono un po' impastate, forse anche a causa della loro forte somiglianza: tre Stratocaster, per quanto con pickup diversi, non suonano poi così diversamente e solo Adrian, a volte, abbandona la sua a favore di una SG.

Dei tre chitarristi, Janick è certamente quello più funambolico e, forse, anche quello più tecnico, ma ha stranamente un volume sempre più basso degli altri due, anche sui soli. Che sia un sabotaggio nei confronti dell'ultimo arrivato? In fondo sono solo 16 anni che è con la band...

Dave ha movenze quasi da nobile d'altri tempi: sorride, si sposta raramente dal suo angolo di palco e spara i suoi soliti soli da duecento note legate con delay a condimento, che a dir la verità trovo sempre un po' ripetitivi.

E poi c'è lui, Adrian, il mito. Un gusto, una presenza sul palco, un'autorevolezza tali che non ce n'è per nessuno. Sulla sua strato noto la presenza di un pickup esafonico. Del resto, dai tempi di Somewhere in Time, è lui che si occupa delle parti di guitar synth.

Quanto a Bruce, la sua statura sul palco è come sempre inversamente proporzionale a quella fisica. Corre, salta e sfoggia una voce di tutto rispetto, quasi come ai tempi d'oro.

Nicko è praticamente invisibile, ma tutt'altro che inudibile. La batteria è incastonata nella scenografia del palco, a base di trincee ed ispirata alla copertina dell'ultimo album, tanto che, da dove siamo noi, si vedono spuntare parzialmente solo i piatti.

Last but not least, Steve è come sempre la vera colonna portante della band. Le sue martellanti linee di basso sono la colla che tiene insieme tutti i pezzi.

Immancabile fa la sua comparsa anche Eddie, prima nella torretta di un carro armato semovente, apparso alle spalle del palco, poi a passeggio sul palco stesso, in mimetica e mitragliatore a tracolla (la cui canna a un certo punto viene anche usata da Janick come plettro).

Termino questo piccolo resoconto con un piccolo episodio degno di nota. Prima dei bis, durante i consueti saluti, c'è il rito dei lanci: plettri, pelli e... bacchette. Nicko ne lancia diverse, in più direzioni, e alla fine si gira verso il lato dove siamo noi.

Non so spiegarlo, ma ho la certezza che l'ultima la stia per lanciare verso di me. Aspetta un po', mi guarda, lancia!

Salto più in alto di tutti. La intercetto. L'afferro a due mani. È mia!

Non faccio in tempo a gioire che mi rendo conto che a stringerla siamo in due, entrambi a due mani: io e un ragazzo vicino a me. Entrambi asseriamo ovviamente di averla presa per primi (lui mente) e nessuno dei due molla la presa.

Qualche secondo di empasse e Michele decide di risolvere la faccenda nel più classico dei modi: lanciando una moneta. Subito scelgo "testa", d'istinto.

Michele lancia e afferra una moneta da 50 centesimi. È buio e non si vede bene, così chiede ad un altro ragazzo di fargli luce col telefonino. Osserva e, dopo un paio di lunghissimi secondi, sentenzia: croce! Merda. (E quando mi ricapita?)

Pazienza, non sono feticista. Io e il mio avversario ci stringiamo la mano da bravi sportivi (bastardo) e lui intasca gongolante la bacchetta. Pietra sopra.

A concerto finito, mentre ci stiamo incamminando verso la macchina, un dubbio mi attraversa il cervello. "Michele, un curiosità: la faccia della moneta che è uscita aveva o non aveva le cifre sopra?"

Lui ci pensa un po', poi mi risponde, deciso. "No, non le aveva".

"E allora era testa. Coglione."

giovedì 30 novembre 2006

Buon giorno

Con oggi faccio una settimana esatta di lavoro nel nuovo ufficio.

I nuovi colleghi sono simpatici e, in verità, non sono poi tutti nuovi. Ne ho ritrovati alcuni coi quali avevo già lavorato in passato e la cosa mi fa sentire più "a casa".

L'effetto novità sta facendo egregiamente il suo lavoro nel farmi vedere tutto in una positiva ottica di scoperta.

Fortunatamente il carico di lavoro al momento è modesto e sto riuscendo ad utilizzare il mio tempo per ambientarmi e prendere contatto con la nuova realtà lavorativa.

In appena una settimana ho già imparato un bel po' di cose nuove.

Da ultimo, ma non meno importante, ora ho un orario molto libero, che rende il distacco dal letto meno traumatico e che, volendo, mi consente di avere del tempo libero tra l'uscita dall'ufficio e la cena, cosa fino ad oggi decisamente rara.

Speriamo che il buon giorno si veda effettivamente dal mattino.

lunedì 13 novembre 2006

Mutamenti

Ultimamente ho scritto poco su questo blog. Poco male. Vivo questo spazio come una piccola valvola di sfogo, alla quale mi dedico quando ne ho voglia e tempo, non certo come un dovere.

In questi giorni sono successe un po' di cose, purtroppo non tutte piacevoli, che mi hanno tenuto lontano.

Sorvolando sulle novità sgradevoli, mi limiterò ad elencare le due più importanti tra quelle gradevoli:

  • Sto cambiando (datore di) lavoro.

  • Mi sono rimesso a studiare (chitarra e non solo).

Mi ci vorrà ancora qualche giorno per abituarmi a queste nuove realtà, poi tutto andrà nuovamente a posto.

So che qualcosa in me non ha funzionato bene, ma ora posso assicurarti, con assoluta certezza, che tutto andrà di nuovo bene... mi sento molto meglio adesso, veramente.

martedì 24 ottobre 2006

Ciao Barbara

Le nostre strade si sono incrociate solo per poco, ma quelle piccole, brevi intersezioni ormai fanno parte della mia memoria.

mercoledì 18 ottobre 2006

Ma che venerdì bestiale /1

Mi sveglio e sono già stanco. Non ho dormito a sufficienza negli ultimi giorni. Decido di prendere tutto il giorno di ferie, anziché solo il pomeriggio come avevo preventivato, perché arrivare già stanchi prima di un concerto non è proprio il massimo.

Così mi rimetto a letto per sonnecchiare un altro po'. Mi sveglio poco prima dell'una.

Non c'è molto tempo, devo preparare la chitarra e lo zaino con tutto l'occorrente. Per fortuna testata e rack li ha caricati il Manzo ieri.

Prendere la macchina sarebbe un po' un casino, così opto per il treno. Informo dell'orario scelto la dolce metà (che è in ufficio) e faccio i biglietti online, onde evitare di perdere il treno per passare in biglietteria (come già successo in passato).

Dovrei mangiare qualcosa, ma in casa non c'è niente, così mi metto direttamente a preparare lo zaino. Errore. Finirà che salterò il pranzo.

Finisco di preparare tutto l'occorrente con un discreto anticipo e, prima di recarmi in stazione, riesco anche a passare dall'ACI a prendere i documenti della macchina, pronti già da qualche giorno.

Mentre sono sul tram e sto per scendere alla fermata della stazione mi arriva una telefonata della dolce metà: è in ritardo e con ogni probabilità perderà il treno.

Il treno parte in perfetto orario (in compenso arriverà con una decìna di minuti di ritardo) e la dolce metà effettivamente lo perde per pochi minuti.

Chiedo indicazioni per raggiungere il teatro dove si terrà il concerto, che so essere a pochi isolati dalla stazione, e lo raggiungo senza problemi.

Gli altri sono già tutti sul posto, tranne Mario che ha i soliti problemi di lavoro ed arriverà solo un paio d'ore più tardi, a sound check (in teoria) ultimato.

L'organizzazione si era raccomandata perché fossimo sul posto alle 18 in punto, ora per cui è previsto il nostro sound check (suonando per ultimi, lo facciamo per primi). Sono le 18:15.

E qui occorre una permessa. Più di una settimana prima del concerto abbiamo fornito all'organizzazione, su loro richiesta, la nostra scheda tecnica, nella quale è indicata, tra le altre cose, la necessità di una cassa per chitarra da due o quattro coni. In seguito ci è stata più volte assicurata la disponibilità di quanto richiesto. Fine premessa.

Entro, saluto gli altri e do uno sguardo al palco. Il Manzo sta finendo di montare il castello di tastiere, mentre il service ha appena iniziato il suo lavoro. Niente spie, niente batteria (non è ancora arrivata), niente ampli, niente casse. Niente. Cominciamo bene.

Chiedo notizie della cassa che dovrò utilizzare al responsabile del service, il quale fa spallucce e mi dice di rivolgermi a qualcuno dell'organizzazione. Lo individuo (d'ora in poi lo chiameremo convenzionalmente Kit Carson) e gli faccio la stessa domanda. Neanche lui sa nulla, ma mi promette di informarsi e mi assicura che se la cassa deve esserci arriverà. Di bene in meglio.

In attesa che il service termini l'allestimento del palco, per ingannare l'attesa, andiamo a farci un birretta in un bar vicino, dove nel frattempo vengo raggiunto dalla dolce metà, arrivata col treno successivo al mio.

Verso le 19 circa torniamo in teatro. La batteria è montata e sul palco ci sono i membri del gruppo che suona prima di noi (e dunque dovrebbe fare il sound check subito dopo di noi). Nessuna traccia di casse per chitarra.

Chiedo lumi a Kit Carson. "La cassa è arrivata", mi risponde trionfante, ed indica un economicissimo combo a transistor.

"Ma quella non è una cassa! È un amplificatore!", gli faccio notare. "E non è la stessa cosa?", risponde lui.

Strap. Bonk. Strap. Bonk. Mi cadono le braccia (per non dire qualcos'altro).

Passano i minuti, durante i quali l'inutile personaggio di cui sopra parla al telefono con chi aveva ricevuto la nostra scheda tecnica (che con la sua incompetenza è quasi certamente la causa prima del problema) e, a tratti, si produce in inutili frasi del tipo "Eh, ma adesso mica ci fermeremo per una cassa che manca!", di fronte alle quali preferisco allontanarmi per non mettergli le mani addosso.

Dopo una buona mezz'ora di cincischiamenti vari, compare un altro organizzatore (d'ora in poi lo chiameremo convenzionalmente il genio), che subito dimostra di possedere un quoziente intellettivo decisamente superiore (non che ci volesse molto). La sua analisi è semplice: "l'errore è nostro e noi dobbiamo rimendiare: ora faccio una paio di telefonate e trovo la cassa". Detto fatto, rintraccia un amico per telefono e mi assicura che una cassa sarà sul posto al più presto.

Nel frattempo il gruppo che stava facendo il sound check termina e, dato che noi non siamo ancora in grado di ultimare il montaggio, sale sul palco la formazione che suonerà per prima: un'orchestra di una trentina di elementi, per la maggior parte studenti delle medie o del liceo.

Quando arriva la cassa il palco è già completamente occupato e non rimane che aspettare.

Quello dell'orchestrina più che un sound check è una prova generale, dato che praticamente ripassano l'intero repertorio e non sembrano volersi scollare dal palco, nonostante si sia in ritardo e il primo gruppo (noi) non sia ancora riuscito nemmeno a finire di montare la propria attrezzatura. Non uno dell'organizzazione si preoccupa della gestione dei tempi.

Com'era prevedibile, nell'imminenza dell'inizio del concerto il palco è ancora occupato dai ragazzetti che, nonostante abbiano comodamente ultimato il loro ripassino, non sembrano voler sloggiare. La cosa si spiega ben presto nella maniera peggiore: Kit Carson mi si avvicina e sentenzia "mi dispiace, ma non c'è tempo per il vostro check... lo faremo al volo durante il concerto".

La misura è colma. L'impulso del momento è di raccattare la mia roba ed andarmene seduta stante. Gli faccio i complimenti per questa splendida ciliegina sulla torta, gli volto le spalle e, senza attendere l'ennesima patetica replica, mi accingo a cercare gli altri per avvisarli che io, in queste condizioni, non suono.

Continua...

martedì 17 ottobre 2006

Puro genio

Non c'è che dire: certe volte miic è semplicemente geniale.

mercoledì 4 ottobre 2006

Il ministro ultras

All'epoca della vittoria dei mondiali disse: "prima che ministro sono uno sportivo".

E infatti anche oggi tratta temi istituzionali come si farebbe al bar sport.

giovedì 28 settembre 2006

Milingo e la scomunica

Sarà strano, ma leggendo quanto dichiarato da Milingo nel respingere la scomunica non posso che condividere le sue rivendicazioni.

Del resto questa storia del celibato e del voto di castità non l'ho mai capita. Di certo nella Bibbia non ve n'è traccia.

mercoledì 20 settembre 2006

Biondillite

Premessa
Sono più di due settimane che ho in draft questo post e non riesco mai a trovare il tempo di finirlo. Forse oggi è la volta buona.


Circa un mese fa ho finito di leggere il primo libro di Gianni Biondillo, "Per cosa si uccide", e subito ho pensato di scrivere le mie impressioni. Tuttavia, neanche posato il libro, mi sono ritrovato in mano il secondo, "Con la morte nel cuore", e ho cominciato a divorarlo, preso da quella che ormai è diventata una vera e propria sindrome: la biondillite.

Ora che entrambi i libri sono andati ad ingrossare la pila dei volumi letti (peraltro sempre più bassa di quella dei volumi da leggere), mi lancio in qualche commento, come sempre ben lungi dall'essere una vera e propria recensione.

Si tratta di due gialli (ma ciò è assolutamente secondario), che vedono come protagonista l'ispettore Michele Ferrari, pardon... Ferraro, assieme ai suoi colleghi del commissariato di Quarto Oggiaro, quartiere di Milano dove vive ed è cresciuto.

Più che la trama in sé, pur ben costruita ed avvincente, ciò che maggiormente mi ha affascinato in questi libri è la caratterizzazione dei personaggi.

L'abilità dell'autore nel rendere sensazioni, stati d'animo e pensieri del protagonista è tale che spesso mi sono ritrovato ad appasionarmi, non tanto alle situazioni, quanto al modo in cui il nostro "eroe" le affronta, con le sue gioie e le sue paure, il suo impeto e le sue insicurezze.

Michele Ferraro è uno di noi e, in più di un passo, confesso di essermici immedesimato. Tra l'altro abbiamo una importante caratteristica in comune... (no, non faccio il poliziotto).

Anche i personaggi comprimari e secondari sono molto ben costruiti. Il Sovrintendente Comaschi, col suo spiccato senso dell'umorismo tipicamente milanese, l'Ispettore Capo Lanza, un incrocio tra il Tenente Colombo e Spock, Mimmo O'Animalo e tutti gli altri, pur avendo tratti spesso surreali o caricaturali, allo stesso tempo sono tremendamente "veri".

Aggiungiamo che tutti questi personaggi si muovono nella mia città, con frequenti riferimeti ai luoghi di cui è fatta la mia quotidianità, e la ricetta della sindrome è completa.

Volendo descrivere la biondillite potrei usare una proporzione. ll libri di Biondillo stanno alla lettura come una cena di Marco e Silvia sta alla cucina: è tutto così gustoso che non vedi l'ora di assaggiare la pietanza successiva.

Non a caso mi sono appena buttato sul terzo libro dello stesso autore: "Per sempre giovane".
Penso che presto ne scriverò e, a giudicare da quanto ho letto sino ad ora, ne scriverò bene.

Conclusione
Puff puff, pant pant... Ce l'ho fatta.

giovedì 7 settembre 2006

Non rubate quel cellulare

Si sono inventati un sistema antifurto per cellulari quantomeno bizzaro.

Non oso pensare agli effetti che potrebbe avere se il tentativo di furto avvenisse in strada, in luogo affollato o a notte fonda, vista anche la psicosi estiva da violenza sessuale cui assistiamo in questi giorni.

Però, Marco, avrebbe potuto essere efficace quando ti hanno imbolato con maestrìa il cellulare al Salone del Libro...