Una gran bella festa
Auguri, Marco e Silvia. Di cuore.
Il blog di Soloist (e dei di lui amici).
Un piccolo riassunto della mia ultima trasferta a Londra.
Partenza da Milano martedì pomeriggio, direttamente dall'ufficio, verso le 15:30. I commessi fanno casino e chiamano un taxi solo. Ovviamente non sono tra quelli che lo prendono e riesco a fermarne un altro solo una quindicina di minuti più tardi.
C'è la settimana della moda (da qui la difficoltà a trovare il taxi) e il tassista, per evitare il traffico, sceglie delle strade alternative quantomeno discutibili. Imbottigliati per più di mezz'ora. Bravo.
Arriviamo in aeroporto ancora in tempo per il check-in, ma discretamente trafelati, mentre chi ci ha preceduto l'ha già effettuato e sta gustando un caffè in tutta calma. Infami.
In seguito alle ultime disposizioni aziendali viaggiamo in economy anziché in business e ci sciroppiamo una discreta coda. Del resto di questi tempi bisogna tirare la cinghia.
Da qui in poi tutto fila liscio fino a Londra, dove arriviamo in serata.
L'albergo non è affatto male (e ci mancherebbe, per 150 sterline a notte), nonostante la vicinanza di Scotland Yard e Downing Street.
La serata non può che chiudersi all'insegna di una buona mangiata, che si tiene, su consiglio del consierge, presso un ottimo ristorante argentino a Soho. Il paradiso del carnivoro.
Smaltita la cena, si torna subito in albergo, ché la giornata seguente si prospetta pesante.
L'indomani inizia con una rapida colazione (rigorosamente non in albergo) e prosegue con una serie di riunioni di lavoro, interrotte solo da un fish & chips volante, i cui postumi si protrarranno fino a sera. Beware english food.
Al termine della giornata di lavoro andiamo a mangiare in un ristorante della City. Non abbiamo prenotato ("ma come? di mercoledì?!?") e ci tocca aspettare, ma la cameriera all'ingresso è gentile (e italiana), così decidiamo di restare. Il cibo è discreto, anche se non giustifica il costo (ma questo è vero per la maggior parte dei ristoranti londinesi, temo) e la serata scorre piacevole, nonostante il continuo parlare di lavoro della boss. Unica nota dolente: continuano a riempirti il bicchiere ogni volta che lo svuoti, cosa che odio. Ma che diavolo! E se non ne voglio più?!? Con questo sistema idiota sprechiamo un bicchiere dell'ottimo (e caro) vino ordinato, in quanto versato alla boss, che è già abbastanza sbronza anche quando non beve.
Il giorno seguente, dopo un'altra rapida colazione, visita ad un potenziale fornitore. Giornata di una noia mortale, interrotta solo dal pranzo in un ristorante francese molto carino. L'anatra è squisita (forse complice l'effetto scrocco, dato che pagava il fornitore).
Dopo la sessione del pomeriggio ci infiliamo in un taxi, all'interno del quale subiamo inermi i torrenti di parole della boss, che continuano a scorrere anche al gate, in attesa di imbarcarci.
Durante il viaggio i torrenti sono stranamente in secca, forse grazie alle notevoli turbolenze che tengono la boss intenta a pregare.
Atterrati sani e salvi, con un atterraggio ben migliore di quanto non facesse presagire il decollo, ci infiliamo in un taxi e torniamo a casa.
Trasferta discreta. Lavorato tanto, ma mangiato bene. Ripetibile.
Esco prima dall'ufficio, alle 13:48, e arrivo in saletta alle 14:15. Tutte le tastiere sono già in macchina. Carico anche la mia roba e, poco dopo le 15, partiamo.
Arriviamo poco dopo le 16, in tempo per effettuare il sound check, programmato per quell'ora. Non male, visto il traffico e i ben due restringimenti di carreggiata con conseguenti code.
Sono tutti in ritardo. Terribilmente in ritardo. Il palco è ancora spoglio. Scarichiamo e montiamo con estrema calma, dato che di fare il check in orario proprio non se ne parla.
Finito di montare comincia l'attesa. Altri fanno il check. Altri suonano (quasi nessuno come da programma). Si ammazza il tempo andandosene in giro per la città. Un'orrido gelato da McDonald's.
Il tempo, nonostante i foschi presagi dell'andata, regge molto bene, a parte un po' di freschino. Normale, in riva al lago. Specie al calar della sera.
Si fanno le 19:45 e possiamo fare il check. In tre (gli altri arriveranno un'ora dopo, a tragedia consumata). Quasi quattro ore di ritardo sul programma. Poco male.
Il check è rapido, dura al massimo un quarto d'ora. Nel frattempo arrivano anche i ragazzi che devono suonare prima di noi.
Tutto ok. Il sound è buono. Spengo. Metto le chitarre nella custodia. Sento una goccia.
Corri! Prendi i teli! Copri tutto! Occhio che si bagnano gli amplificatori! Sposta quelle aste! Ma porca...
Piove a dirotto.
Dopo una pizza (pessima), spiove. Arrivano anche gli altri.
Niente da fare: non si suona più. Smontiamo, carichiamo, torniamo, scarichiamo in saletta, andiamo a casa.
Ore 00:30. Buona notte.
Domenico Siniscalco si è dimesso. [...] Secondo le prime indiscrezioni, Silvio Berlusconi sarebbe intenzionato a prendere l'interim dell'Economia.
Ma è anche possibile che si vada a una crisi di governo e a un esecutivo di transizione che faccia la Finanziaria e porti il Paese fino ad eventuali elezioni anticipate forse a febbraio.
Dopo aver stirato qualche camicia e messo le corde nuove all'acustica vecchia, passo dalla cucina e trovo il televisore misteriosamente sintonizzato sulla finale di Miss Italia.
Nonostante l'ora tarda decido di fermarmi per vedere come va a finire, essendo già alle ultime sei.
Partono con le eliminazioni e, stranamente, azzecco in anticipo le tre finaliste. Tutte e tre more. Tutte e tre alte.
Un rapido sguardo e individuo le due che mi gustano di più. La terza non mi dice granchè: classica faccetta da brava ragazza che non disubbidisce mai a papà, fa tutto quello che dice mammà e dice sia le preghierine del mattino che quelle della sera.
Giusto il tempo per qualche vaccata del presentatore, decisamente insopportabile, e per una fugace inquadratura del presidente di giuria, un Bruce Willis chiaramente impaziente di levare le tende, e rivediamo le tre finaliste, una accanto all'altra, in bikini.
Le squadro. Quella di centro ha veramente un bel fisico, una spanna sopra le altre. Ed è anche una delle due che preferisco.
Ovviamente viene eliminata.
Rimangono in due: una piemontese, la cocchina di cui sopra, ed una sicula, gradevolmente mediterranea anche nell'aspetto e con un fare spigliato ed intrigante che non manca di suscitare qualche istinto animalesco.
Non ho dubbi su chi sceglierei.
Lo scocciatore con gli occhiali parte con una raffica di stupidissime domande personali, le cui risposte confermano decisamente l'impressione iniziale. Ne ricordo giusto un paio.
"Qual è il tuo attore preferito?" o qualcosa del genere. La cocchina risponde "Bruce Willis". Complimenti, tesoruccio di mamma. Una bella leccatina al presidente di giuria ci sta sempre bene.
La mediterranea riponde, con tono leggermente di sfida, "Jean-Claude Van Damme". Pazienza. Comunque apprezzabile lo spirito di indipendenza.
Sorvoliamo sulla squadra di calcio preferita (Juventus per entrambe) e passiamo al classico "sei fidanzata?". La cocchina, con sguardo stucchevolmente sognante, "sì". La mediterranea, con piglio battagliero, "assolutamente no!". Molto bene. Brava picciotta.
Ma è al "cosa indossi quando dormi?" che trovo la mia conferma definitiva. La cocchina indossa "un pigiamone enorme con un grosso orso davanti". Ho un conato di vomito.
Mi riprendo solo grazie alla mia pupilla, che non delude: "solo gli slip". Non è adorabile?
Sì, è adorabile (e anche un po' porca), ma non sa di aver firmato la sua condanna. L'ipocrita italiano medio non ha dubbi: la sua preferita è l'insipida educanda.
Elucubrato da
Soloist
alle
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chiose
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Questa settimana ho davvero esagerato.
Non che abbia fatto nulla di particolare, ho semplicemente tenuto ritmi assurdi e fatto orari improbabili.
In poche parole: ho dormito poco. Troppo poco. Molto meno del solito.
Siamo a venerdì e sono stremato, con l'aggiunta di un discreto mal di testa.
Hanno ragione le mamme: bisognerebbe andare a letto presto.
Da un po' di tempo a questa parte mi accade una cosa strana: quando passo in via Bramante mi va sempre a zero il campo del cellulare. Sempre.
Se sono al telefono, cade la linea. Sistematicamente. Quasi sempre nello stesso punto.
Come mai?
Qualche dubbio ce l'avrei, ma forse è solo fantascienza...
Quasi tutti l'avranno notato già da tempo, ma i miei rapporti con il mezzo televisivo sono ormai troppo infrequenti perché ci facessi caso prima.
La parola più usata in assoluto, in qualsiasi trasmissione di intrattenimento o pseudo-tale, sembra essere straordinario.
Si assiste a quella che potrebbe essere ribattezzata la "Sindrome di Pippo Baudo": le cose definite straordinarie sono talmente numerose da far perdere significato al concetto stesso di straordinarietà.
È singolare notare come tutto questo sensazionalismo, tutto questo sbandierare per insoliti fatti e situazioni assolutamente normali, se non banali, faccia il paio con una programmazione che, per buona parte, è di livello piuttosto basso, quando non arriva al piattume devastante, con poche e rare eccezioni.
Non a caso negli ultimi anni la mia disaffezione verso la TV è arrivata a un punto tale che potrei tranquillamente buttarla via dall'oggi al domani, senza sentirne particolarmente la mancanza. Ed è un peccato.
Invece di sbandierare a tutti i costi lo straordinario, la televisione dovrebbe forse recuperare la capacità di raccontare anche l'ordinario, di creare spunti di riflessione e stimolare il senso critico.
Purtroppo a riguardo sono piuttosto pessimista e la strada imboccata sembra essere irrimediabilmente in discesa, sia per la rapidità con cui viene percorsa, sia per il livello che porta a raggiungere.
Elucubrato da
Soloist
alle
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chiose
Labels: Commenti, Televisione
Ieri sera finalmente sono riuscito ad esercitarmi un po'. Sono giorni che ci provo, ma per una storia o per l'altra finisce sempre che si fa troppo tardi, che sono troppo stanco e me ne vado a dormire.
La pratica è importante e te ne accorgi in maniera drammatica quando ti rimetti sullo strumento dopo giorni di inerzia.
Per rompere il ghiaccio ho scelto una lezione sulle armonizzazioni, che con Mick avevamo deciso di preparare per poi provarla assieme. È passato più di un mese da allora, ma mi consolo pensando che probabilmente lui non l'ha ancora guardata.
La lezione non era particolarmente difficile e, incurante dell'ora tarda grazie al mio fido Pod Pro e alle mie cuffie chiuse, mi sono districato attraverso la prima parte senza troppi problemi.
I dolori sono arrivati con le ultime sei battute: un run di tre coppie settina-sestina, da eseguire con un misto di plettrata alternata e legato. Un incubo.
Tutta in alternata ce la farei anche, ma la combinazione con il legato e quella diavolo di settina da tenere a tempo mi mettono un po' in crisi.
Morale: ho fatto le due di notte senza venirne a capo.
In passato mi sarei sconfortato, ma oggi non più. Questo perché ho capito qual è lo scopo principale del fare esercizio: metterci di fronte a qualcosa che non siamo in grado di fare, per affrontarlo ed assimilarlo. E questo è un processo spesso lento e graduale, fatto di costanza e di pazienza.
Esercitarsi solo su cose che già si padroneggiano non serve a crescere: è un esercizio conservativo. È utile, anzi, indispensabile a non regredire, ma non produce alcun cambiamento.
Per progredire occorre fare un esercizio evolutivo. Significa sforzarsi di affrontare anche ciò che all'inizio ci sembra insormontabile.
Fioretto: esercitarsi almeno tre volte a settimana, prove escluse.
Elucubrato da
Soloist
alle
15:16
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chiose
Labels: Strumentazione
Non che sia stato via tanto, ma sono tornato.
Un paio di giorni di svacco totale al lago ed una breve vacanza di una settimana al mare natìo.
Oltre ad essermi ritemprato a dovere ho fatto un'interessante scoperta: quando sono in vacanza non sento il bisogno di scrivere sul blog.
Questa associazione lavoro-blog sembra preoccupante, ma in realtà è perfettamente normale. Scrivere qui è una simpatica valvola di sfogo e, evidentemente, quando sono in vacanza non ne sento il bisogno.
Ripensandoci, infatti, non scrivo quasi mai da casa.
Ora sono di nuovo in ufficio. Sono arrivato da un quarto d'ora e già arriva il primo post.
Non c'è dubbio: il lavoro nobilita l'uomo e fa bene al blog.